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(a cura dell’Avv. Fabrizio Cacace)

Il TAR del Lazio affronta, con la sentenza in commento, diverse rilevanti questioni, non ultima quella relativa al contrasto, eccepito dal ricorrente, del rito cd “superaccelerato” previsto dal d. lgs n. 50/2016 con i principi di effettività della tutela di cui alla Direttiva 89/665/CE.

Riservando ad altro commento tutte le conclusioni alle quali è pervenuto il Collegio in ordine all’istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, esaminiamo in questa sede solo alcuni profili procedurali trattati nella sentenza che, per il loro risvolto pratico, oltre che giuridico, sono di sicuro interesse per gli operatori del diritto.

Il primo profilo esaminato (che non investe questioni di compatibilità comunitaria) attiene alla presenza del legale rappresentante della società ricorrente alla seduta di gara, e le conseguenze che ne scaturiscono.

E’ noto che in caso di aggiudicazione si è ritenuto che il termine di reazione processuale decorra dalla piena conoscenza della determinazione lesiva della PA, ossia dal momento in cui si conclude la seduta di gara in cui sono eventualmente presenti i legali rappresentanti della società che si ritiene lesa.

Ha ritenuto il TAR del Lazio che siffatta presenza non comporta invece la decorrenza del termine per proporre ricorso qualora si impugni il provvedimento di ammissione/esclusione, posto che la disposizione di cui all’art. 120, comma 2-bis c.p.a. prevede espressamente, con un regime di specialità che prevale su ogni altra previsione o applicazione di tipo giurisprudenziale, che il dies a quo per proporre tale particolare impugnativa decorra dalla pubblicazione del provvedimento che determina esclusioni/ammissioni sul profilo della stazione appaltante.

Salvo sorprese e ripensamenti, quindi, i partecipanti alla gara saranno liberi di partecipare alle sedute di gara relative alle ammissioni dei partecipanti, senza conseguenze sul termine per un’eventuale impugnazione del provvedimento di ammissione/esclusione.

Un secondo profilo di interesse, esaminato dal TAR del Lazio, attiene alle modalità con le quali impugnare il provvedimento di aggiudicazione sopraggiunto all’introduzione del non ancora definito giudizio ex art. 120 comma 6 bis c.p.a. (rito superaccelerato per impugnazione di provvedimento di esclusione/ammissione).

Il TAR del Lazio ritiene di potere aderire a quanto statuito dal TAR Campania – Napoli sez. VIII, 19.1.2017 n. 434, per il quale il ricorrente ha la facoltà e non l’obbligo di proporre un’autonoma impugnazione dell’aggiudicazione con separato ricorso, ben potendo ricorrere invece all’istituto dei motivi aggiunti.

In tal senso deve essere interpretato, anche secondo il TAR del Lazio, il comma 7 dell’art. 120 c.p.a., che non esclude la possibilità di un’impugnativa congiunta e neppure la proposizione successiva di motivi aggiunti. E in questo senso deporrebbe fra l’altro il principio generale della cumulabilità delle azioni connesse, seppure soggette a riti diversi, di cui all’art. 32, comma 1 c.p.a..

Il ricorrente, che invocava l’intervento della Corte di Giustizia CEE circa la compatibilità comunitaria delle nuove disposizioni in materia di rito cd “superaccelerato”, per quel che qui interessa, sottolineava che l’onere di proporre due distinti ricorsi, il primo avverso le ammissioni ed il secondo avverso l’aggiudicazione, costituiva un evidente aggravio di natura processuale ed economica.

E’ indubbio che la riconosciuta possibilità di ricorrere all’istituto dei motivi aggiunti per l’impugnazione dell’aggiudicazione e di fare confluire le due impugnative (di ammissione/esclusione e di aggiudicazione) in unico giudizio, rispondano ai principi di economia e concentrazione processuale.

Rimane il fatto che il ricorrente, anche in ipotesi di ricorso all’istituto dei motivi aggiunti, sarà tenuto al versamento del contributo unificato tanto per l’impugnativa del provvedimento di ammissione/esclusione, quanto per quella del provvedimento di aggiudicazione.

E ciò è tutt’altro che economico; ma questa è tutta un’altra storia.

Sentenza tratta da www.giustizia-amministrativa.it

 

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