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(a cura di Avv.  Marcello Calderone)

 

 

Pubblico Impiego - Omissione contributiva –  Risarcimento del danno in forma specifica – Decorrenza prescrizione   - Criterio di Cassa o Criterio di Competenza.

 

Il Tribunale di Roma si è pronunciato in merito ad una domanda di risarcimento in forma specifica del danno da parziale omissione contributiva mediante la costituzione di una rendita vitalizia che sostituisce la quota di pensione non erogata dall’Ente Previdenziale stante il mancato accredito parziale della contribuzione obbligatoria.

La questione che il Tribunale si è trovato ad affrontare attiene al momento in cui comincia a decorrere la prescrizione dell’obbligazione contributiva nel caso in cui il diritto al pagamento delle differenze retributive sorga a seguito di sentenza.

La difesa del datore di lavoro sosteneva che il factum principis da assumere a momento in cui scattava l’obbligo di versamento della contribuzione doveva coincidere con quello di deposito della sentenza (criterio di Cassa) che dichiarava il diritto del lavoratore al pagamento delle differenze retributive, pertanto riteneva -il datore- che la domanda formula ai sensi dell’art. 13 legge n.1338/62 non fosse ammissibile potendo ancora essere versata la contribuzione.  

L’Inps convenuto in giudizio anch’esso, riteneva invece che andava applicato il criterio di competenza e quindi la valutazione della decorrenza della prescrizione andava affrontata facendo riferimento al momento in cui sarebbe sorto l’obbligo retributivo e quindi il connesso obbligo contributivo (il 16° giorno del mese successivo alla maturazione della retribuzione).

Il Tribunale condividendo la tesi dell’Ente Previdenziale ha ritenuto che “il pagamento della maggiore contribuzione va rinvenuto nella nascita del diritto”, avendo la sentenza della Corte di Appello solo accertato ora per allora l’inadempimento datoriale.

Pertanto era fondato il ricorso che correttamente aveva richiamato il disposto di cui all’art. 13 della legge n. 1338/62 che contempla l’ipotesi del risarcimento del danno pensionistico in forma specifica stabilendo che: "il lavoratore, quando non possa ottenere dal datore di lavoro la costituzione della rendita a norma del presente articolo, può egli stesso sostituirsi al datore di lavoro, salvo il diritto al risarcimento del danno, a condizione che fornisca all'Istituto nazionale della previdenza sociale le prove del rapporto di lavoro e della retribuzione indicate nel comma precedente".

Come disposto dalla legge e come ribadito anche dalla giurisprudenza (Cass. 14 marzo 1991, n.2665), è condizione indispensabile affinché si possa provvedere alla domanda che venga fornita documentazione avente data certa che attesti: l’effettiva esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, la sua durata, nonché la misura della retribuzione corrisposta al lavoratore interessato (Cass. 4 novembre 1997 n. 10824).

La giurisprudenza ha statuito che in caso di inerzia del datore di lavoro, il lavorare stesso può convenire in giudizio oltre al datore di lavoro anche l’ente previdenziale.

La Suprema Corte a Sezioni Unite con sentenza 16 febbraio 2009, n. 3678,  ha infatti risolto il contrasto sul punto affermando che “sussiste litisconsorzio necessario nei confronti del datore di lavoro e dell'I.N.P.S. nel caso in cui il lavoratore, sostituendosi al datore di lavorare agisca giudizialmente per ottenere la costituzione della rendita vitalizia L. n. 1338 del 1962, ex art. 13, comma 5, per la quale il datore di lavoro si sia sottratto al versamento all'I.N.P.S. della relativa riserva matematica e per il cui versamento esso datore di lavoro resta L. n. 1338 del 1962, art. 13, ex comma 5, cit. obbligato”.

L’ente previdenziale dovrà calcolare l’ammontare della riserva matematica che il datore di lavoro dovrà versare ed in seguito dovrà ricalcolare la pensione già in godimento al lavoratore erogando a quest’ultimo altresì le differenze pensionistiche.

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