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A cura dell’Avv. Paola Vitaletti

La recente pronuncia della Corte d’Appello de L’Aquila (sent. n. 570 del 05/04/2017), chiamata a pronunciarsi sull’appello avverso l’ordinanza di rigetto del ricorso avanzato in primo grado ex art. 35 D.Lg. 150/2011 e art. 19 D.Lgs. 150/2011 contro il parere della Commissione Territoriale per la Protezione Internazionale che aveva negato la protezione, affronta in via preliminare la questione della forma introduttiva dell’appello. In particolare, la Corte ripercorre il contrasto giurisprudenziale sulla forma del gravame proposto ex art. 19 del D.lgs. 150/2011. Sul punto, in senso favorevole all’introduzione dell’appello con citazione, la CdA de L’Aquila richiama l’importante decisione della Suprema Corte di Cassazione (Sez. Unite n. 2907/2014) ad avviso della quale l’art. 19 D.Lgs. 150/2011 non prevede una disciplina speciale del giudizio sommario di cognizione, di conseguenza deve ritenersi applicabile anche in questo caso il principio generale in base al quale l’appello avverso le ordinanze che definiscono i procedimenti svolti in primo grado ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c. vanno introdotti con atto di citazione.

La Corte d’Appello de L’Aquila discostandosi dal ragionamento svolto dalla Suprema Corte nel senso dell’opposto orientamento, ritiene che l’intervenuta modifica dell’art. 19 D.Lgs. 150/2011 (in particolare commi 9 e 9 bis) ad opera dell’art. 27 co. 1 lett. f D.Lgs. 142/2015 (a norma del quale “in caso di rigetto, la Corte d’Appello decide sull’impugnazione entro sei mesi dal deposito del ricorso”) vale a confermare che anche prima della novella, che esplicitamente introduce un riferimento al deposito del ricorso, detta norma avrebbe dovuto interpretarsi nel senso di ritenere il ricorso la forma dell’impugnazione dell’ordinanza pronunciata ex artt. 702bis c.p.c. e art 35 D.Lgs. 150/2011. Ad avviso della Corte, infatti, siffatto intervento normativo rappresenta un segnale del legislatore, consapevole del contrasto sorto sul punto.

La sentenza merita un’attenta lettura. Si segnala però che potrà riguardare solo le cause ed i procedimenti giudiziari sorti anteriormente al centottantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del c.d. decreto Minniti (D.L. 17/02/2017 n. 13 contenente “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”, convertito con modificazioni dalla Legge 13/04/2017 n. 46; cfr. art. 21 disp. transitorie). Il D.L. n. 23/2017, tra le altre modifiche introdotte nelle procedure di richiesta di asilo e protezione internazionale, ha infatti abolito il secondo grado di giudizio per i provvedimenti pronunciati dal Tribunale all’esito dei giudizi promossi dai richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro un diniego della Commissione ex art. 19 D.Lgs. 150/2011. Unico gravame esperibile sarà infatti il ricorso in Cassazione.

Sentenza estratta dal sito www.meltingpot.org

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