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Nota a sentenza T.A.R. Lazio, sez. Inail-Quater n. 6095/2016
(avv. Eugenia Barone Adesi)

Il 24.05.2016 il T.A.R. Lazio ha dichiarato l'illegittimità del contributo da versare alla presentazione della richiesta o del rinnovo del permesso di soggiorno (da €. 80,00 ad  €. 200,00).
La decisione prende le mosse dalla valutazione circa la compatibilità degli artt. 1, c. 1, 2, cc. 1 e 2, e 3 (che stabiliscono i  contributi) del  D.M. 6 ottobre 2011 del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero dell’interno (in attuazione dell'art. 5, c. 2 ter D.Lgs. 286/98, come modificato dalla legge 94/2009) con la Direttiva del Consiglio 2003/109/CE.
Detta direttiva, in relazione ai soggiornanti di lungo periodo, ha espressamente previsto il potere discrezionale, in capo agli stati membri di prevedere contributi per il rilascio dei permessi di soggiorno, purché non si comprometta la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla Direttiva (l’integrazione dei cittadini di paesi terzi stabilitisi a titolo duraturo negli Stati membri) e nel rispetto dei limiti di proporzionalità, sicché non si deve compromettere il perseguimento dei già citati obiettivi.
Il T.A.R. ha pertanto ritenuto di segnalare la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea (ordinanza n. 5290 del 20.05.2014), che, con sentenza 2.09.2015 (Causa C-309/2014) ha dichiarato la sproporzione del contributo rispetto alle finalità della direttiva, rilevando che, di fatto, si concretizza in un ostacolo all'esercizio dei diritti ivi conferiti.
Secondo la Corte di Giustizia, il potere discrezionale non può estendersi sino a limitare la realizzazione dell'integrazione dei cittadini di paesi terzi che si siano stabiliti per lungo periodo nel territorio dell'Unione, scopo finale della direttiva suddetta.
La Corte evidenzia altresì che i mezzi predisposti per realizzare la Direttiva devono, comunque, essere individuati rispettando il principio di proporzionalità (che permea il diritto dell'Unione), e non devono divenire essi stessi limiti alla sua realizzazione.
La Corte ha ritenuto, quindi, il contributo di cui al Decreto Ministeriale un ostacolo a conseguire lo status di soggiornante.
Ha evidenziato, in merito, il non scarso impegno economico che il pagamento del contributo può comportare per il richiedente, specie alla luce del fatto che si tratta di una spesa che dovrà essere ripetuta nel tempo, anche spesso.
Ha, poi, evidenziato che il contributo viola apertamente il principio di proporzionalità.
In primo luogo, non si tratta dell'unico balzello previsto dallo stato italiano, considerato che, all'atto della domanda, il cittadino di stato terzo deve versare un contributo fisso di ulteriori €. 73,50.
Inoltre, per espressa previsione dell'art. 14 bis, c. 2 T.U. Immigrazione, metà del gettito proveniente dalle domande di permesso di soggiorno confluiscono nel Fondo Rimpatri, sicché è da escludere che il contributo serve parzialmente a pagare le spese di istruttoria.
Stante la decisione della Corte di Giustizia, contraria alla prospettazione dello Stato, l'Amministrazione nel prosieguo del giudizio avanti al Tar ha tentato di limitarne la portata, segnalando che la sentenza dovesse trovare applicazione solo per le domande espressamente previste dalla Direttiva 2003/109, e dunque solo con riferimento ai soggiornanti di lungo periodo.
Il T.A.R. del Lazio non ha ritenuto di accogliere l'eccezione.
Secondo il Collegio, infatti, la sentenza prende le mosse dal principio dell' "effetto utile", ossia non creare ostacoli inutili per i richiedenti di lungo periodo, che possono presentare domanda solo dopo un periodo trascorso nel territorio dello stato: un ostacolo alla domanda dei richiedenti per termine più breve integra un ostacolo, di fatto anche per i richiedenti di lungo periodo, seppur in maniera mediata. Secondo il T.A.R. anche il dato testuale non supporta una interpretazione restrittiva della decisione della Corte.
Rigettata l'eccezione, il T.A.R., con la sentenza n. 6095/2016, stante il contrasto con la normativa di fonte comunitaria del D.M. 6.10.11, ha ritenuto di concludere per la declaratoria di illegittimità dell'imposizione del contributo, così accogliendo il ricorso presentato ed annullando gli artt. 1, c. 1, 2, cc. 1 e 2 (nella parte relativa all contributo di cui all'art. 1) e 3 del Decreto Ministeriale 6 ottobre 2011 del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministero dell’interno.

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