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(avv. Giandomenico Catalano)

Con la sentenza n. 14594/2016 le Sezioni Unite della Suprema Corte riprendono l’annosa questione della ripresa del processo notificatorio a cura della parte istante e dell’onere della parte di effettuare un nuovo tentativo di notifica senza attendere il provvedimento di rimessione in termini.
Nella decisione in esame, viene richiamata la storica decisione n. 17352/2009, nella quale le Sezioni unite, modificando l’orientamento consolidato, hanno spiegato, che la ripresa del processo notificatorio è rimessa alla parte istante e che deve escludersi la possibilità di chiedere una preventiva autorizzazione del giudice, vuoi perché questa subprocedura allungherebbe ulteriormente i tempi processuali, vuoi perché non sarebbe "neanche utile al fine di avere una previa valutazione certa circa la sussistenza delle condizioni per la ripresa del procedimento di notificazione, in quanto si tratterebbe solo di una valutazione preliminare effettuata non in sede decisoria e per di più in assenza del contraddittorio con la controparte interessata", evidenziando che il principio è stato ribadito anche in seguito dalle sezioni semplici  (Cass., 11 settembre 2013, n. 20830 e Cass., 25 settembre 2015, n. 19060).
Con questa sentenza viene ora individuato il termine ragionevole per la ripresa del procedimento, fissato in misura pari alla metà del tempo indicato per ciascun tipo di atto di impugnazione dall'art. 325, c.p.c.
Si afferma che “se questi termini sono ritenuti congrui dal legislatore per svolgere un ben più complesso e impegnativo insieme di attività necessario per concepire, redigere e notificare un atto di impugnazione a decorrere dal momento in cui si è stato pubblicato il provvedimento da impugnare, può ragionevolmente desumersi che lo spazio temporale relativo alla soluzione dei soli problemi derivanti da difficoltà nella notifica, non possa andare oltre la metà degli stessi, salvo una rigorosa prova in senso contrario (ad esempio, relativa a difficoltà del tutto particolari nel reperire l'indirizzo del nuovo studio)”.
La chiarezza è sempre benvenuta per gli operatori del diritto, ci si augura solo che, questa ultima decisione venga applicata con prudenza e considerata alla stregua di uno ius superveniens e non utilizzata come ennesima “tagliola” per smaltire l’arretrato con decisioni di inammissibilità.
I colleghi comunque siano avvertiti e si comportino di conseguenza….

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