I provvedimenti di Cassa Forense di sospensione dei pagamenti sino a settembre sembrano aver suscitato per lo più indignazione e ilarità. Tutti, ivi compresi quelli che fino a ieri si domandavano cosa fare perché avevano pagato in ritardo la rata del 28. 2, oggi si scoprono profondi conoscitori dei regolamenti e dicono non è slittato niente perché era già possibile. Molti evidentemente non hanno letto con attenzione che è prorogato anche il pagamento fissato a luglio, relativo ai redditi prodotti nel 2019, cosa che non era affatto possibile senza sanzioni e interessi;sono oltre 800.000 euro di liquidità che rimangono nella disponibilità degli iscritti. Sorprendente che nessuno sembri apprezzare né l’attività gratuita di assistenza medica telefonica, offerta agli iscritti ed ai loro familiari, né la possibilità di accedere con sconti a strutture sanitarie private in un momento di stress del servizio sanitario pubblico. Forse la colpa è di aver parlato troppo dei bilanci in attivo e del patrimonio di Cassa. Se infatti i bilanci sono in attivo perché Cassa non fa di più? Ci si dimentica che il bilancio positivo di Cassa  è la garanzia delle nostre pensioni  future e dell’assistenza nel presente ai colleghi meno fortunati. Sarebbe facile oggi, per gli amministratori ed i delegati di Cassa ottenere facile consenso riducendo i contributi, ma i problemi ricadrebbero sulle spalle delle future generazioni. Se si riducessero i versamenti, come viene chiesto nell’immediato, si andrebbero così a ridurre le future prestazioni. Nulla è escluso ma forse è il caso di attendere e osservare l’evoluzione del problema, augurandoci che sia ridotto nel tempo e che non siano necessarie misure straordinarie. E’ con questa prospettiva che vi invito a leggere i provvedimenti assunti.
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