L’opera di accertamento e recupero crediti di Cassa Forense nei confronti dei colleghi che hanno omesso di versare in tutto, o in parte, i contributi previdenziali negli anni fra il 2015 e il 2018, sta procedendo.

Molti colleghi hanno colto l’opportunità per regolarizzare la loro posizione definendo in un’unica soluzione la loro situazione debitoria per una media circa di 742 euro ciascuno.

Altri colleghi hanno aderito alla richiesta di Cassa Forense chiedendo la rateizzazione del debito – concedibile per importi superiori ai 1.000 euro – e buona parte ha anche contestualmente proposto domanda di regolarizzazione spontanea, con riferimento a irregolarità contributive degli anni successivi.

Proponibilità regolarizzazione spontanea

Il termine di 60 giorni per aderire agli accertamenti è ancora in corso ed è vantaggioso, per chi è consapevole di irregolarità contributive negli anni successivi al 2018, proporre entro tale termine domanda di regolarizzazione spontanea, ex art. 76 del Regolamento Unico.

I vantaggi sono duplici. In caso di regolarizzazione spontanea le sanzioni sono ridotte del 50% ed inoltre per  chi è stato oggetto dell’attuale campagna di accertamenti vi è la possibilità di racchiudere in un’unica rateizzazione, prevista dagli artt. 75 e 76 del Regolamento Unico, sia  gli inadempimenti già contestati  che quelli segnalati spontaneamente.

Rateazione unica

Tale soluzione consentirà a chi ne farà tempestiva richiesta di evitare di non poter beneficiare negli anni successivi dell’agevolazione della riduzione delle sanzioni, preclusa a chi abbia già in corso una rateazione.

La rateizzazione, a seconda dell’entità del debito, può essere estesa sino a 5 anni.

In ogni caso l’obbligato potrà sempre richiedere una nuova rateazione. Il beneficio della riduzione delle sanzioni sarà subordinato all’estinzione di precedenti rateizzazioni.

I “grandi evasori”

L’accertamento, oltre a posizioni minori, che i colleghi interessati hanno deciso di regolarizzare, non di rado frutto di banali errori materiali, ha riguardato situazioni di ben diversa gravità e consistenza.

Si parla dei cosiddetti “grandi evasori“, vale a dire avvocati che hanno debiti contributivi superiori ai 100.000 euro, per i quali è stata dedicata una task force speciale e per i quali si procederà con i decreti ingiuntivi.

Sono 280 le posizioni che rientrano in questa categoria, della quale fanno parte i colleghi con i redditi maggiori.

Da ricordare che l’operazione di messa in mora e recupero è stata decisa dal Consiglio di Amministrazione di Cassa, nel rispetto del mandato istituzionale a tutela tanto della correttezza dei conti, quanto dell’equità contributiva e solidarietà fra gli iscritti, che versano o dovrebbero versare i contributi – va sottolineato – in proporzione ai propri redditi.

(Di Giancarlo Renzetti dal sito www.CFnews.it)

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